mercoledì 13 agosto 2014

Mito e Simbolo: senza Tempo è il Re del Mondo (parte Prima)



Il Re del Mondo: un Mito, sicuramente un  Simbolo e R. Guenon ne ha fatto una tra le  sue opere più interessanti.
 Venne pubblicata per la prima volta nel 1924,nel raccontarne egli si sofferma su due scritti precedenti: "Mission de l’Inde" di Saint-Yves d’Alveydre e "Bestie, uomini e dei" di Ferdinand Ossendowski.
   Sia d’Alveydre che Ossendowski pur interessandosi di aree geografiche diverse, suppongono l’esistenza di Agartha un regno sotterraneo abitato da iniziati e governato da un monarca con straordinari poteri: il Re del Mondo.
 Celebre a tal proposito, è un passo dell'opera "Bestie, uomini e dei":
 "La terra e il cielo cessavano di respirare.Il vento non soffiava più,il sole si era fermato.In un momento come quello il lupo che si avvicina furtivo alla pecora si arresta dove si trova; il branco di antilopi spaventate si ferma di botto... al pastore che sgozza un montone cade il coltello di mano...Tutti gli esseri viventi impauriti sono tratti involontariamente alla preghiera e attendono il fato. Così è accaduto un momento fa. Così accade sempre quando il Re del Mondo nel suo palazzo sotterra prega e scruta i destini di tutti i popoli e di tutte le razze". 






Ossendowski riferisce di aver raccolto numerose prove sull’esistenza di questo straordinario impero ipogeo. 
Ad esempio,lungo le rive dell’Amyl alcuni anziani gli narrarono di un’antica tribù che sfuggì alle armate di Gengis Kan, rifugiandosi in immense caverne. Più tardi, presso il lago Nogan Kul un Sojoto gli mostrò un antro fumante assicurandogli che quello era l’ingresso d’Agharta. Desideroso di saperne di più l’avventuroso polacco condusse ulteriori ricerche ed apprese che migliaia di anni or sono un santo uomo scomparve con la propria gente in una misteriosa regione ctonia. In seguito, pochi coraggiosi l’avrebbero visitata ma nessuno sarebbe stato in grado di ubicarla. Ecco perchè alcuni la pongono in India altri in Afghanistan altri ancora nell’Asia centrale. Sembra certo comunque che Agartha sia un luogo felice popolato da milioni di anime che coltivano scienza e saggezza, ne è signore il "Re del Mondo" al quale sono demandati i destini dell’umanità intera. Quali siano le origini di questa ^Lucente^ contrada rimane un mistero, anche se Ossendowski sembra riferirsi ad Atlantide:
 "Voi sapete che i due oceani più grandi ad est e ad ovest, furono già due continenti. Disparvero sott’acqua ma i loro 
popoli passarono nel regno sotterraneo". 
Nel proseguo della sua singolare opera, l’autore fornisce un ulteriore dettaglio:il regno nascosto si estenderebbe sotto la crosta dell’intero pianeta fino a raggiunge il Nuovo Mondo. È interessante notare come, in America latina, accanto alle tradizioni Maya e Tolteche, coesista la saga della "Terra senza male" delle etnie Tupi-Guaranì che credono in un luogo appartato privo di dolore e di morte. La pace e la gioia vi regnerebbero sovrane e per chi fosse capace di raggiungerlo, vi sarebbe un’eterna beatitudine. Anche Aghartha è una regione priva di
 male  giacché vi brilla una particolare luce, capace di far germogliare le piante e di assicurare salute e longevità. È evidente la parentela fra quanto supposto e il "vril"( e… un’energia misteriosa e devastante)invenzione di Sir Edwuard Bulwer-Lytton che ebbe fra Ottocento e Novecento un’indubbia fama. 





Tornando a noi, la descrizione della reggia del Re del Mondo ricorda invece il Potala ossia la residenza del Dalai 
Lama a Lhasa. Il palazzo, infatti, si erge sulla sommità di un’altura e domina santuari e monasteri, abbarbicati alle sue pendici. Le liturgie agarthiane descritte da Ossendowski, sono infine un mix, di culti e credenze asiatiche, ad iniziare da quelle tantriche ed implicano esseri disincarnati, viaggi extracorporei, facoltà taumaturgiche e colloqui con i defunti. Al vertice di questo paese segreto vi è il Re del Mondo. Egli prega, governa, giudica e conosce i progetti dei potenti; se sono buoni facilita la loro realizzazione, altrimenti li fa fallire. Solo lui ha facoltà di entrare nel grande tempio dove fra lingue di fuoco ascolta la voce di Dio. Alcune volte, per brevi periodi, il signore d’Agartha ha lasciato il suo regno. Apparve nel Siam e in India, su un carro tirato da elefanti bianchi, vestito con una clamide candida e una tiara rossa, abiti e arredi erano impreziositi da metalli e pietre d’immenso valore. Benediceva il popolo con un gioiello d’oro e così facendo sanava ogni male. La sua ultima apparizione risale alla fine dell’Ottocento, quando si mostrò nel monastero di Narabanci. In quella occasione egli profetizzò che la prima metà del nuovo secolo sarebbe stata caratterizzata da peccati e corruzione, sarebbero cadute le corone di grandi e piccoli re, la mezzaluna dell’Islam si sarebbe offuscata e ciò avrebbe portato avvilimento e povertà; vi sarebbero stati terribili conflitti con milioni di morti, le catene della schiavitù sarebbero cadute per essere sostituite da quelle della fame. Per altri settantuno anni vi sarebbero state tre grandi nazioni, poi sarebbero seguiti diciotto anni di guerra e di distruzione, al termine dei quali le porte d’Agartha si sarebbero aperte.

 Molti sarebbero stati impegnati nella vana ricerca di raggiungerla, mentre quei popoli erranti che, per caso, vi si sarebbero avvicinati, ne sarebbero rimasti segnati per sempre. Così accadde per gli Oleti e gli Zingari che ebbero il dono di predire il futuro e di conoscere le virtù delle erbe. Altre tribù vi appresero, invece, l’arte di chiamare "gli spiriti dei morti quando aleggiano nell’aria" . Le notizie riportate da Saint-Yves d’Alveydre, non si discostano da quelle d’Ossendowski ( “bestie uomini e dei”). Il Francese attesta infatti di aver incontrato numerosi iniziati, fra i quali il principe afghano Hardjij Sharif, che gli avrebbero narrato di Aghartha, un mondo sotterraneo fatto di cunicoli e grotte. Qui vivrebbe una comunità di giusti, governata da un "Supremo Maestro";  in tal luogo sarebbero conservate le testimonianze di tutte le civiltà della terra. I poteri degli Aghartiani sarebbero tali da distruggere il globo se qualcuno tentasse di combatterli, ipotesi, comunque, remota, dato che dispongono di **" ... Mezzi Psichici ... come il produrre al momento opportuno una specie di 'nuvola' che impedisce alla coscienza, ancora non pervenuta al grado di percettività necessario, di vedere ciò che l’occhio si limita a captare".
Il d’Alveydre, amico di Papus e celebre esoterista, affermò di aver desunto da Agartha la "Sinarchia",ossia un modello organizzativo di tipo teocratico  che rispecchierebbe il divino ordine cosmico. Egli afferma ne "L’Archéomètre": "Non si tratta di distruggere né di conservare un qualsiasi ordine sociale, al di sopra degli Stati ... poiché non ve ne è alcuno: bisogna crearlo. Dobbiamo formare ... un governo comune, puramente iniziatico, emanazione stessa delle nostre nazioni, nel rispetto di tutto ciò che costituisce la loro vita interiore ..." . Questa utopia politica, che ebbe un certo seguito negli ambienti di destra, prefigurava una società gerarchizzata al cui vertice vi era la suprema camera metafisica. In realtà l’ideatore della "sinarchia" era stato Fabre d’Olivet che si era ispirato al mito ermetico dei "Superiori incogniti", caro a un certo filone massonico …  e rosacrociano. D’Alveydre ebbe, comunque, il merito di averne diffuso l’idea.


Dovremmo adesso parlare di come tutto ciò sia  anche in altre tradizioni e come E'... diffuso quindi nel “tempo e lo spazio^ è il Pensiero Solare, ma di questo diremo la prossima volta ^__









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